L'iniziativa in corso, iniziata nel giugno del 2012, consiste nello scrivere un racconto di fantasia a più mani. Un gruppo di autori improvvisano la trama di una storia sconosciuta settimana dopo settimana. Arrivati alla seconda fase il gioco letterario vede coinvolti 21 autori ma la speranza è che se ne possano aggiungere tanti altri. Passate parola.
Il regolamento lo trovate qui La lista degli autori la trovate più sotto.
Il racconto comincia ora.
CONTINUA IL VIAGGIO
1)Luca fissa la cartina ormai da qualche minuto. Uno sguardo alla mappa e uno sguardo al taccuino mentre prende appunti. Dalla stanza vicina provengono piccoli rumori famigliari. Sulla porta appare Monica.
- Quando saremo in aeroporto devo prendere uno spazzolino, ricordamelo.
Luca, assorto nei suoi pensieri, non risponde e continua a scrivere.
- Hai già sentito Marco? - aggiunge Monica - Non vorrei che arrivasse in ritardo come al solito. - nessuna risposta. - Mi hai sentita?
- Si, l'ho chiamato e mi ha risposto che ci sarà...forse.
Monica ritorna ai suoi bagagli sbuffando. Luca muove qualche passo verso il suo zaino stracolmo, mette il taccuino in una tasca e comincia a chiudere le finestre. Lo squillo del telefonino richiama la sua attenzione.
- Allora siete pronti? Forza, facciamo tardi.
Inaspettatamente Marco è stato puntuale, anzi addirittura in anticipo.
- Scendiamo subito. Dai Monica, Marco è già qui sotto, andiamo.
Le finestre sono chiuse, uno sguardo alla stanza mentre 2)spengono la luce, poi la porta e' alle loro spalle.
Roma.
Ci erano già stati milioni di volte, ma questa sarebbe stata speciale. Erano tornati finalmente insieme, e tutto avrebbe avuto un sapore diverso. Monica lo sapeva, e per questo aspettava quel momento da settimane. Solo non pensava che anche Marco si sarebbe unito a loro, dopo tutto quello che era già successo. Sono stati mesi duri, difficili, impegnativi per tutti. Ciascuno di loro avrebbe ricordato quello che e’ accaduto con una consapevolezza diversa. Monica ad esempio era rimasta letteralmente scioccata. Non credeva che Marco si sarebbe comportato in quel modo dopo aver spergiurato di non essere lui l’autore di quell’articolo. E invece poi era tutto precipitato nel giro di qualche ora. La rivelazione, lo scandalo, le critiche a non finire. Chiara Marconi, stella nascente, non era stata preparata a quello che sarebbe accaduto di li’ a breve. La valanga di fango la trascino’ a valle e la immobilizzo’.
3)Monica contò i respiri tra le perle che teneva ancora in mano, poi esplose.
- Pure dal fango si vedono le stelle. rispose Marco.
- Dovresti imparare a rispettare le persone.
- Dovresti imparare a non affrettare i giudizi. Le crisi che ci travolgono sono un appuntamento irrinunciabile della vita, e se si toglie un sogno dal cassetto, e lo si indossa senza accortezza solo per andare, si dovrebbe mettere in conto le tarme. Si dovrebbe mettere in conto – aggiunse, appoggiando le parole sul bagaglio, al check-in - del peso del bagaglio. Potresti saperlo, se non ti portassi sempre tutto dietro.
Le due valige di lei, costarono un sovrapprezzo; niente, confronto al dubbio che Luca nascondeva dietro la mappa, confondendo con l'odore della carta, quello del pericolo incombente.
Finalmente in taxi, nel crepuscolo macchiato di oleandri, per mantenere la calma apparente gli spiegò il suo progetto, disegnato in rosso fra la chiusura della discussione, e l'apertura dei varchi doganali.
Erano in viaggio.
4)Monica era nata a Milano. Decise di iscriversi a Scienze e Politiche per diventare giornalista. Lì, tra collettivi di sinistra e manifestazioni, conobbe Luca. Ogni volta che i due si incontravano Monica si sentiva addosso sempre una strana sensazione di sconquasso. Era come se Luca, ogni volta, con le sue parole e i suoi atteggiamenti, fosse capace di entrare nel suo mondo sempre in ordine, per mettere caos. Quando Luca le chiese di sposarla, Monica entrò in crisi. La loro storia d'amore era nata sui libri, tra un viaggio e l'altro da Milano a Roma. Quando Luca portava Monica a Roma era sempre una grande festa. Monica non vedeva l'ora di finire l'università per trasferirsi nella città più bella del mondo, dove la notte racconta storie violente e il giorno inizia tra un cornetto e un 'daje, rigà!". A Roma, Luca presentò a Monica tutti i suoi amici di sempre: Valentina, l'Omo, Mauro, il Roscio, Stefano, l'arricciato, Sandra, la Magnatesta che stava con Marco, il Pazzo.
5)Ma Roma non era quella che le avevano fatto credere.
Per lei Roma era diventata un cuore aperto dentro al quale tuffarsi per riprendere fiato e dare nutrimento ai propri sogni. La notte poi…
- Aho! Luca la colse di sorpresa.
- Eh!?
- A che pensi?
- Penso a Mamma tua
- A mamma mia? Ma quante volte te lo devo dì che so fijo de’ ‘na madre ignota?
- Penso a Roma…
- Ogni volta che te ne vai via da un posto invece di goderti la novità t’appennichi sul passato…
- Ho paura. E pensare a Roma adesso mi dà…
- Vedrai che quando ci tornerai starai da capo a dodici. Ormai ti conosco mascherina!
Quel vecchio taxi cominciava a darle un senso di claustrofobia.
I suoi occhi lo supplicavano di… Non sapeva nemmeno lei cosa.
Ma tanto Luca era troppo su di giri per accorgersene.
Chiese al tassista di alzare il volume dello stereo e caracollando come un invasato cominciò ad urlare assieme ai Blues Brothers
“Come on
Oh baby don't you wanna go
Come on
Oh baby don't you wanna go
Back to that same old place
Sweet home Chicago”
6)Scesi dal taxi, mentre Luca e Marco scaricano le valigie, Monica si allontana. Girato l'angolo prende la lettera di Camilla, la sua migliore amica che vive a New York. Prima di rileggerla, Monica si appoggia sospirando al muro cercando di respirare. Ultimamente si sente in trappola anche all'aria aperta. Domani lei e Luca partono per Parigi dove finalmente dovrà rispondere alla proposta di matrimonio. Luca è stato paziente e comprensivo e questo viaggio vuole dimostrarle che nulla cambierà. Ma Monica ha paura, sono appena tornati insieme e forse sarebbe meglio aspettare.
"Amica mia, capisco i dubbi che hai ma non credi che la verità sia un'altra? Devo ricordarti il biglietto che da anni conservi dentro il portafogli? Lo capirebbe anche un cieco. Solo tu e Marco vi ostinate a non capire il motivo che vi spinge a darvi contro per ogni cosa. Credo che indirettamente lo sappia anche Luca e questo spigherebbe la sua improvvisa proposta di matrimonio. Pensaci! Ti voglio bene. Camilla."
7)- Ecco le carte d’imbarco - irruppe Marco
- Dove sono i biglietti per Parigi?
- Conoscete Giulio Verne, vero? – domandò sarcastico Marco
- E che c’entra?
- Avrete letto Il giro del mondo in 80 giorni, no? E’ quello che stiamo per fare noi, proprio da dove lo fece iniziare lui: Londra!
- Sei impazzito? Più di due mesi e mezzo fuori di casa? E chi ci dà i soldi?
- Tranquilli, la prossima sessione di esami all’università è ancora lontana, e per i soldi poi… sono o non sono figlio di un industriale? Di sinistra, sì, ma benestante – disse ridendo Marco – Partiremo da Londra in direzione est e saremo sotto il Big Ben non più di 80 giorni dopo, rigorosamente senza usare aerei, così sarà più divertente. Che ne dite? Si parte?
Monica e Luca si guardarono allibiti. Fu lei la prima a parlare.
- Per me si può fare!
Monica intravide la possibilità di riflettere sul futuro. Questo viaggio l’avrebbe messa di fronte a una scelta che non poteva più rimandare.
- Allora Luca? Che si fa?
8)Il volo per Londra partì in perfetto orario. Fu un viaggio silenzioso. Seduta tra le ultime file dei posti in economy, Monica guardava fuori dal suo oblò con ostinata concentrazione, attenta a non distogliere lo sguardo per non incontrare quello dei suoi due compagni di viaggio.
A fianco a lei, Luca era seccato. Era chiaro che ancora una volta non era stato messo nella condizione di dire la sua. L’avevano messo spalle al muro. Ed era ferito, sì, dalla prontezza con cui lei aveva reagito a quell'assurda proposta di Marco. Marco, lui, lo faceva sempre: scombinare i programmi altrui, solo per concentrare ancora una volta l’attenzione di tutti su di sé, sulle sua stravaganze. Ma stavolta…
- Tenere allacciate le cinture durante l’atterraggio.
Marco arrotolò la rivista Travel da cui faceva capolino una foto grandezza pagina dei Bagni Rudas.
- Magari ci facciamo un salto, eh? - disse ridendo prima di infilarla nel portariviste del sedile avanti al suo. Luca lo fulminò con lo sguardo.
Erano arrivati.
9)- Ho scovato un posto perfetto per la cena di questa sera! - esordì Marco entrando nella camera che divideva con Luca - E' da li che partirà la seconda tappa del nostro viaggio…- continuò, misterioso.
Luca, irritato dalla situazione, non rispose.
Erano a Londra da 5 giorni ma lui aveva la testa altrove.
Era arrabbiato con Marco. E con Monica.
Possibile che quei due…?
- Non tenerci sulle spine, dai Marco! - incitò Monica incuriosita.
- Venite con me e lo scoprirete!
Era una sera insolitamente calda e un mare di persone si riversavano lungo Oxford Street: suonatori improvvisati, venditori ambulanti, amici in cerca di relax nei pubs.
Luca osservava con occhi curiosi.
Poi vide quelle lampade multicolori e orientaleggianti... e si rese conto che Marco guardava nella stessa direzione.
Alzo' gli occhi e lesse: Grand Bazaar, Turkish Cafè Bistro.
Turchia…era quella la prossima tappa del piano di Marco?
A giudicare dal sorriso sornione dell'amico, Luca sapeva di aver indovinato…
10)Dovevano emulare i viaggiatori dell’Orient Express in un viaggio di 3 giorni attraverso paesaggi mozzafiato.
10)Dovevano emulare i viaggiatori dell’Orient Express in un viaggio di 3 giorni attraverso paesaggi mozzafiato.
Marco entrò nel locale, Luca pensò che ad uno così si perdona tutto. O quasi tutto. Strinse la mano di Monica e si sedettero al tavolo su cui Marco aveva rovesciato cartine, mappe, biglietti: aveva pensato e deciso tutto, come sempre.
Mentre parlavano Monica notò una coppia interessata a loro e l’uomo, non appena ne incrociò lo sguardo, si alzò e li raggiunse.
- Buonasera- disse in italiano fissandola - mi chiamo Mert e lei è Safiye. Abbiamo sentito che siete in partenza... è una serata fortunata! Anzi, è un incontro fortunato: domani sarò a Istanbul, posso darvi qualche consiglio e magari potremo incontrarci laggiù... se lo desiderate...- concluse guardando i tre e Monica di slancio precedette ogni obiezione.
- Certo! Vero ragazzi?- capo a dodici. Ormai ti conoscohe - Sedetevi qui, avrete molte cose da raccontarci!-
E il viaggio iniziò molto prima che prendessero il treno.
11)Mert e Safiye erano fotografi free lance. Di origini turche, ma nati e cresciuti in Italia, si erano trasferiti a Londra per lavoro, cinque anni prima.
- Cosa vi aspetta ad Istanbul?– chiese Luca.
- Dobbiamo incontrare una persona - rispose Mert, evasivo.
A Luca, quella risposta enigmatica non piacque. Ma nessun altro sembrò farci caso. Erano tutti sedotti dalla voce incantatrice del bel fotografo, che continuò
- La Turchia è uno dei pochi Paesi in cui si ha davvero la sensazione di essere Viaggiatori. Dove è ancora possibile perdersi tra strade segrete e paesaggi antichi. Potremmo aspettarvi ad Istanbul e, da lì, arrivare insieme fino ad Edirne… Che ne dite?
In risposta, solo una risata cristallina. Monica avvertì quel suono scivolare sulla sua pelle, rifrangersi e tornare indietro, come un eco. Era Safiye. La guardò e l'immagine che vide la sconquassò. Safiye sedeva languida, con il bicchiere in mano, le lunghe gambe accavallate, mentre l'intero corpo era chinato in avanti, verso Marco. Un libricino faceva capolino dalla sua borsa. Monica riuscì a leggerne il titolo: Divine Hanger. Lo stesso libro che aveva perso Chiara Marconi, quella maledetta notte di due mesi prima...
12) Dopo la serata frenetica non restava che preparare i bagagli, cosa non facile dopo un'abbondante quantità di Raki consumato con i nuovi amici. Monica, Marco e Luca si ritrovarono alla stazione di St. Pancreas in attesa dell'Eurostar per Parigi. Il treno non era certo l'Orient Express ma era pur sempre elegante. Ancora un controllo per vedere di non aver dimenticato nulla: passaporto, check, spazzolino da denti, telefono, portafoglio e biglietti. Tutto era stato preso.
12) Dopo la serata frenetica non restava che preparare i bagagli, cosa non facile dopo un'abbondante quantità di Raki consumato con i nuovi amici. Monica, Marco e Luca si ritrovarono alla stazione di St. Pancreas in attesa dell'Eurostar per Parigi. Il treno non era certo l'Orient Express ma era pur sempre elegante. Ancora un controllo per vedere di non aver dimenticato nulla: passaporto, check, spazzolino da denti, telefono, portafoglio e biglietti. Tutto era stato preso.
Nonostante la prospettiva dell'avventura imminente, ci fu uno strano silenzio fra i tre "amici": Monica, disturbata dai suoi ricordi, Luca con la testa ancora nel mondo Raki, Marco che lottava per ricostruire gli eventi della notte scorsa. In qualche modo i suoi piani erano stati sabotati dalle nuove circostanze, ma il desiderio di rincontrare Safiye vinse tutte le esitazioni. Sapeva bene che questo desiderio avrebbe portato solo guai ma, come sempre, la curiosità era troppo forte per essere ignorata.
13)Il viaggio scorre più veloce del previsto ed ecco Parigi, la città dell'amore. Sotto la torre Eiffel. Con questo vento è impossibile salire e Monica non ha voglia di smancerie da innamorati. Estraendo la sua sciarpa dalla giacca, un piccolo oggetto si sfila e cade. Una scheda SD avvolta in un minuscolo biglietto che dice:
- sarò il tuo lasciapassare -
13)Il viaggio scorre più veloce del previsto ed ecco Parigi, la città dell'amore. Sotto la torre Eiffel. Con questo vento è impossibile salire e Monica non ha voglia di smancerie da innamorati. Estraendo la sua sciarpa dalla giacca, un piccolo oggetto si sfila e cade. Una scheda SD avvolta in un minuscolo biglietto che dice:
- sarò il tuo lasciapassare -
Monica ha la brutta sensazione che tutto ciò che le sta capitando abbia un filo logico. Il biglietto nel suo portafogli è sicuramente collegato a questa scheda. Deve scoprire cosa contiene e deve farlo da sola. Non riesce a pensare. Non sa più di chi fidarsi e soprattutto non sa come quella scheda sia arrivata nella sua tasca. Luca e Marco sono al di sopra di ogni sospetto. Può essere stato solo Mert, seduto vicino a lei al bar. Ma qual è il collegamento di un incontro così casuale? Casuale, oppure architettato? E da chi?
Una scheda che arriva ad infrangere in un secondo le certezze di una vita... E senza neppure sapere ancora cosa contiene.
14)Mert e Safiye. Chi erano? Cosa nascondeva il velo della donna?
14)Mert e Safiye. Chi erano? Cosa nascondeva il velo della donna?
Mise la scheda nel portatile, ignara del contenuto. La sorpresa tolse il fiato.
Le foto sul monitor, erano quelle di sua sorella. Mia.
I ricordi dei giochi e delle risate da bambine.
Uguali, anche in quella voglia a forma di mela, testimonianza di quel miracolo genetico di essere gemelle. Ma la vita aveva altri piani. Separate da un rapimento quando avevano solo sei anni. Le foto erano la risposta che Mia era ancora viva. E quella coppia, sapeva dove si trovava. Non erano un fotomontaggio.
Chiamò il numero trovato sulla carta in cui era avvolta la scheda. Rispose Mert. Pochi dettagli. L'appuntamento era nel bagno dell'aeroporto. Entrò, sopresa di trovarli già li. Un istante, il terrore e la colluttazione. Immobilizzata con uno strano sapore acetonico sul naso. La voglia di urlare, di ribellarsi. Poco prima di perdere i sensi, lo sbarrare degli occhi alla vista di una voglia a forma di mela sul braccio di lei. Safiye. Poi, buio.
15)Monica non riusciva ad aprire gli occhi, uno strano torpore le addormentava i sensi. Ma lentamente ricordò gli ultimi istanti tumultuosi che aveva vissuto prima che il buio l’avvolgesse e si rese conto di avere mani e piedi legati e un fazzoletto a tapparle la bocca. E si rese anche conto di essere in un treno: lo sferragliare era inconfondibile. Spalancò gli occhi all'improvviso, assalita dal panico. Si guardò intorno: non si trovava su di un treno qualunque, a giudicare dagli arredi e dall'eleganza. Si trovava sull'Orient- Express. Davanti a lei c’era Safiye, che la guardava enigmaticamente e che si portò un dito alla bocca, intimandole il silenzio.
-Non parlare, non cercare di scappare. Tra poco passerà il controllore. Devo slegarti affinché non si insospettisca. Ma ti avviso: la tua vita è in pericolo. Se farai qualcosa, qualunque cosa, per metterti in salvo, per chiedere aiuto, per fuggire, potrebbe essere l’ultima cosa che farai nella vita.
16)Era terrorizzata, ma continuava a ripetersi che Safiye non le avrebbe fatto del male. Erano gemelle, come poteva anche solo pensare di metterla in pericolo? Eppure era lì, legata e minacciata proprio da lei! Safiye sciolse i nodi attorno ai polsi e il fazzoletto sulla bocca. Lei si massaggiò la pelle irritata dalla corda e pensò a Luca e Marco. Sicuramente la stavano cercando. Immaginava Luca con la testa tra le mani, mentre ricostruiva il più fedelmente possibile gli ultimi minuti trascorsi insieme. Invece Marco lo vedeva correre da un bagno all'altro del terminal, gridando il suo nome, incurante degli urletti isterici delle donne sorprese a rifarsi il trucco. Un rumore improvviso la destò dai suoi pensieri. Safiye aveva fracassato una lampadina nel fazzoletto con cui l'aveva imbavagliata. La vide indietreggiare e accostare l'orecchio alla porta. Monica trattenne il fiato. Si sentiva distintamente un passo claudicante che evidentemente sua sorella conosceva benissimo
17)Marco è un po' preoccupato. Gli sguardi di Safiye sul momento l'avevano lusingato. C'era però qualcosa di strano in quell'atteggiamento troppo confidenziale. Come se si conoscessero già. Quell'incontro è stato davvero casuale?
16)Era terrorizzata, ma continuava a ripetersi che Safiye non le avrebbe fatto del male. Erano gemelle, come poteva anche solo pensare di metterla in pericolo? Eppure era lì, legata e minacciata proprio da lei! Safiye sciolse i nodi attorno ai polsi e il fazzoletto sulla bocca. Lei si massaggiò la pelle irritata dalla corda e pensò a Luca e Marco. Sicuramente la stavano cercando. Immaginava Luca con la testa tra le mani, mentre ricostruiva il più fedelmente possibile gli ultimi minuti trascorsi insieme. Invece Marco lo vedeva correre da un bagno all'altro del terminal, gridando il suo nome, incurante degli urletti isterici delle donne sorprese a rifarsi il trucco. Un rumore improvviso la destò dai suoi pensieri. Safiye aveva fracassato una lampadina nel fazzoletto con cui l'aveva imbavagliata. La vide indietreggiare e accostare l'orecchio alla porta. Monica trattenne il fiato. Si sentiva distintamente un passo claudicante che evidentemente sua sorella conosceva benissimo
17)Marco è un po' preoccupato. Gli sguardi di Safiye sul momento l'avevano lusingato. C'era però qualcosa di strano in quell'atteggiamento troppo confidenziale. Come se si conoscessero già. Quell'incontro è stato davvero casuale?
All'improvviso gli torna in mente la scena: una sala piena di giornalisti, c'è anche lui ma si tiene in disparte, mentre i flash illuminano il volto sconvolto di Chiara Marconi. Vicino a lei c'è una donna dai lineamenti mediorientali, con un foulard rosso.
- Possibile che sia Safiye? Cosa centra lei con Chiara?
Il senso di colpa può fare brutti scherzi, ma forse è il caso di indagare. Gli dà un enorme fastidio dover riportare alla luce un argomento che gli brucia così tanto, ma forse quelle persone non sono chi dicono di essere. Non può rischiare di perdere Monica di nuovo.
Lo squillo del telefono lo fa sobbalzare. E' Luca, con la voce spezzata.
- L'hanno presa.
18)La porta della carrozza si aprì sbattendo: era Mert. Monica era pallida e rannicchiata in un angolo con la voce spezzata dall'agitazione disse
- Esigo delle spiegazioni, sono stata rapita, tramortita ed ora mi trovo su un treno!
Safiye guardandola con i suoi occhi neri disse
- Siediti; Marco non e’ quello che tu pensi, lavora per un’organizzazione che sfrutta la
stampa per modellare le opinioni della gente, come e’ successo per l’articolo su Chiara
Marconi. Questa organizzazione ottiene ciò che vuole, agiscono per volere di chi ha soldi
per commissionare rapimenti, truffe e addirittura omicidi.
Monica si sedette raccogliendo i suoi capelli castani
- Ammettendo che tutto fosse vero, che diavolo vorrebbe questa organizzazione da me.
Mert guardò Monica e disse
- Lo sai bene perché, il segreto che custodisci è troppo grande e Marco e’ pronto a tutto.
L'omissione del segreto di Monica era pressoché totale e solo i suoi genitori ne erano a
conoscenza, doveva fidarsi di Safiye e Mert.
19)Pochi minuti dopo i tre siedono al bancone della carrozza-bar. E siedono adesso, al presente, perché a Monica pare che al presente questa storia sia cominciata e possa proseguire. Fissa negli occhi la donna alla sua sinistra. Sorride. Cerca la bottiglia di rum con la mano e intanto legge l’iride di quello scherzo che il destino le ha giocato. Trattiene il fiato. Cala in gola caldo il liquido dal bicchiere. Comincia anche a non stare più tanto dritta a sedere. A un certo punto Mert rompe gli induci e sbotta
- beh? Hai niente da dire?
E si che Monica da dire ne ha, ne sa, potrebbe.
Allunga ancora la mano a cercare il bicchiere. Lo manca, urta la bottiglia che comincia a
barcollare. Ondeggia e ondeggia anche Safiye sullo sgabello a sinistra, e ride oscena,
convulsa, finché cadono entrambe, la bottiglia e Safiye, da bancone e sgabello. Si infrangono
al suolo, mescolandosi in miriadi di lucenti schegge.
20)Monica apre gli occhi. Vede di fronte Safiye sdraiata su un fianco che sta dormendo. Improvvisamente si ricorda tutto quello che è successo.
A un certo punto, nel mezzo di un vicolo stretto, Safiye infila una porta.
- Entra - sussurra.
Monica si ritrova in una vecchia taverna, la stanza in penombra arredata da cuscini sul
pavimento e narghilè. A un tratto, mette a fuoco il volto familiare di una donna seduta in
un angolo, in attesa.
-Mamma!- esclama Monica.
Incredula, esausta e stralunata aggiunge - Ora basta, voglio tutta la verità. Me la dovete! -
E si accascia sul cuscino accanto a quella che credeva sua madre.
24) Monica fissa la madre con delusione e curiosità, in attesa di sapere chi è davvero, da dove viene, e perché le sono state raccontate tante bugie. Si sente estranea al mondo e alla sua vita. La madre la osserva con sguardo colpevole per alcuni istanti.
- Non qui - mormora, alzandosi e allontanandosi verso la toilette.
Monica si volta verso Safiye, la quale le fa un cenno di assenso, per rassicurarla. Così
entrambe seguono la donna lungo il corridoio buio, superando la porta dei bagni ed
entrando oltre una porta di legno ammuffito.
Una stanza vuota, con solo una piccola cassa di metallo. Safiye chiude la porta alle loro
spalle, mentre la madre guarda Monica.
- Prima di qualsiasi cosa, ti chiedo scusa, per averti mentito. Ma credimi, non avevo scelta,
è stato imposto anche a me tutto questo.-
L'aria triste le torna negli occhi, mentre osserva sua figlia.
25) La madre sfiora lo scrigno e lo apre. Monica sposta la testa in avanti incuriosita. La stanza è poco illuminata ma sono riconoscibili alcuni oggetti: un nastro avvolge un pacco di fogli. Anna si gira e ritorna a guardare il viso attonito dell'amata figlia.
26)Hanno preso l'aereo, 'ché le regole non hanno ora più nessuna importanza. Si cancellano come ciò che Luca credeva di sapere; si confondono come il riflesso di Marco e quello della città nella finestra dell'hotel di Istambul; si intrecciano come i nomi: Monica, Mia.
- Mia, credevo che lo fosse -, pensa amaramente Luca. E invece appartiene ad una nazione, e il suo destino è nascosto in quelle date di nascita, sovrapposte anch'esse. Cerca di far ordine nelle spiegazioni sommarie dell'amico-rivale senza riuscirvi. Safiye, è davvero la sorella di Monica? Il padre di chi, è l'uomo che ha assunto Marco?
E tutto questo Luca è meglio non lo sappia.
28) Ormai erano sole. Libere finalmente, almeno per un attimo, da quel dover fuggire via. Chissà da cosa poi.
18)La porta della carrozza si aprì sbattendo: era Mert. Monica era pallida e rannicchiata in un angolo con la voce spezzata dall'agitazione disse
- Esigo delle spiegazioni, sono stata rapita, tramortita ed ora mi trovo su un treno!
Safiye guardandola con i suoi occhi neri disse
- Siediti; Marco non e’ quello che tu pensi, lavora per un’organizzazione che sfrutta la
stampa per modellare le opinioni della gente, come e’ successo per l’articolo su Chiara
Marconi. Questa organizzazione ottiene ciò che vuole, agiscono per volere di chi ha soldi
per commissionare rapimenti, truffe e addirittura omicidi.
Monica si sedette raccogliendo i suoi capelli castani
- Ammettendo che tutto fosse vero, che diavolo vorrebbe questa organizzazione da me.
Mert guardò Monica e disse
- Lo sai bene perché, il segreto che custodisci è troppo grande e Marco e’ pronto a tutto.
L'omissione del segreto di Monica era pressoché totale e solo i suoi genitori ne erano a
conoscenza, doveva fidarsi di Safiye e Mert.
19)Pochi minuti dopo i tre siedono al bancone della carrozza-bar. E siedono adesso, al presente, perché a Monica pare che al presente questa storia sia cominciata e possa proseguire. Fissa negli occhi la donna alla sua sinistra. Sorride. Cerca la bottiglia di rum con la mano e intanto legge l’iride di quello scherzo che il destino le ha giocato. Trattiene il fiato. Cala in gola caldo il liquido dal bicchiere. Comincia anche a non stare più tanto dritta a sedere. A un certo punto Mert rompe gli induci e sbotta
- beh? Hai niente da dire?
E si che Monica da dire ne ha, ne sa, potrebbe.
Allunga ancora la mano a cercare il bicchiere. Lo manca, urta la bottiglia che comincia a
barcollare. Ondeggia e ondeggia anche Safiye sullo sgabello a sinistra, e ride oscena,
convulsa, finché cadono entrambe, la bottiglia e Safiye, da bancone e sgabello. Si infrangono
al suolo, mescolandosi in miriadi di lucenti schegge.
20)Monica apre gli occhi. Vede di fronte Safiye sdraiata su un fianco che sta dormendo. Improvvisamente si ricorda tutto quello che è successo.
Alcune persone stanno parlando fuori dalla porta.
- C’è tempo prima della prossima stazione. Andiamo a sederci nella carrozza-bar -
Sente i passi allontanarsi. Si avvicina alla porta e appoggia la mano sulla maniglia. Prova a fare una leggera pressione. Non è chiusa. Potrebbe fuggire. Il treno è affollato, sarebbe facile confondersi tra gli altri viaggiatori. Poi guarda Safiye. Non può lasciarla adesso che si sono ritrovate.
Vede una borsa vicino al corpo di Safye. La sfila con calma. Fruga velocemente nella speranza di trovare qualcosa. C’è un borsello. Lo apre ma ci sono solo banconote, nessun documento. Guarda in tutti gli scomparti. Estrae quello che sembra un foglietto bianco. E’ una foto piegata. La apre senza esitazione.
Tre persone sorridenti davanti ad un monumento. Non tre persone qualsiasi ma i suoi genitori con sua sorella ormai cresciuta.
21)Il treno procede il suo viaggio verso oriente ma, per un attimo, il cuore di Monica si ferma. Non riesce a staccare gli occhi dalla foto e una miriade di domande le affollano la mente. Tutti quegli interminabili anni di ricerche, di appelli disperati, di dolore, erano stati anni di menzogne!
I suoi genitori sapevano che sua sorella era viva, sapevano dove si trovava ed erano in contatto con lei.
La foto d’un tratto diventa sfocata, Monica non ne distingue i contorni perché le lacrime le invadono gli occhi ed iniziano lentamente a solcare le sue guance. Questo è l’unico movimento che avverte..il resto del corpo è come paralizzato.
In quel momento Safiye si sveglia, Monica alza lo sguardo verso di lei incontrando i suoi occhi ed abbandona l’idea di voler fuggire, deve scoprire la verità.
22)Safiye guarda Monica, gli occhi da cerbiatta resi più profondi dall'incertezza del risveglio. Sbatte le lunghe ciglia e inizia a parlare.
-Ti sei mai chiesta perché i tuoi tratti siano così mediorientali? Chi tu sia veramente? C’è stato un rapimento: ma non sono io la sorella rapita. Mia sei tu, e quelli nella foto non sono i tuoi genitori. Le cose che credi di sapere... che Mert crede che tu sappia... sono tutte specchietti per le allodole. Marco è l’unico a conoscere la verità e a nasconderla-
Safiye si irrigidisce e stringe la mano di Monica. Tende l’orecchio a quello che sembra essere un passo claudicante. Il rumore passa. Afferra la mano di Monica e la spinge fuori dallo scompartimento, mentre il treno sta rallentando.
-Scendiamo qui- le sussurra - Qui scoprirai quello che è realmente successo-
Le due donne, i visi avvolti in foulard colorati, si allontanano in fretta. Monica si guarda intorno e pensa: eccoci, io e mia sorella, finalmente alla stazione. Alla ricerca di me stessa.
23) Istanbul accoglie le due giovani con quella sua aria speciale, che la fa somigliare a una bella donna piena di fascino e segreti. Il canto del Muezzin e il rumore lontano delle navi che attraversano il Bosforo rendono l'atmosfera surreale, sospesa tra due mondi e due ere diverse. Safiye cammina svelta e con passo sicuro, Monica le sta dietro a fatica, senza riuscire a capacitarsi della piega che sta prendendo il suo destino. A un certo punto, nel mezzo di un vicolo stretto, Safiye infila una porta.
- Entra - sussurra.
Monica si ritrova in una vecchia taverna, la stanza in penombra arredata da cuscini sul
pavimento e narghilè. A un tratto, mette a fuoco il volto familiare di una donna seduta in
un angolo, in attesa.
-Mamma!- esclama Monica.
Incredula, esausta e stralunata aggiunge - Ora basta, voglio tutta la verità. Me la dovete! -
E si accascia sul cuscino accanto a quella che credeva sua madre.
24) Monica fissa la madre con delusione e curiosità, in attesa di sapere chi è davvero, da dove viene, e perché le sono state raccontate tante bugie. Si sente estranea al mondo e alla sua vita. La madre la osserva con sguardo colpevole per alcuni istanti.
- Non qui - mormora, alzandosi e allontanandosi verso la toilette.
Monica si volta verso Safiye, la quale le fa un cenno di assenso, per rassicurarla. Così
entrambe seguono la donna lungo il corridoio buio, superando la porta dei bagni ed
entrando oltre una porta di legno ammuffito.
Una stanza vuota, con solo una piccola cassa di metallo. Safiye chiude la porta alle loro
spalle, mentre la madre guarda Monica.
- Prima di qualsiasi cosa, ti chiedo scusa, per averti mentito. Ma credimi, non avevo scelta,
è stato imposto anche a me tutto questo.-
L'aria triste le torna negli occhi, mentre osserva sua figlia.
25) La madre sfiora lo scrigno e lo apre. Monica sposta la testa in avanti incuriosita. La stanza è poco illuminata ma sono riconoscibili alcuni oggetti: un nastro avvolge un pacco di fogli. Anna si gira e ritorna a guardare il viso attonito dell'amata figlia.
- La prima volta che ti vidi mi innamorai subito di te, ti tenevo in braccio guardando i tuoi occhi neri, così uguali a quelli di Mia.
Monica vuole sedersi, le gambe la sorreggono a malapena.
- Quando ti portarono a casa nostra, sapevamo che non sarebbe stato facile, abbiamo cercato di vivere una vita apparentemente normale, con il timore costante che qualcuno potesse scoprire le tue origini.-
Monica con un filo di voce sussurra.
- Le mie origini? Chi mi portò a casa?
- Tesoro, tua madre era la mia amica di sempre. Un giorno venne a casa dicendo che partiva per gli Stati Uniti e che sarebbe tornata dopo un lungo periodo. Mi sorprese questa sua decisione improvvisa ma mi disse che era per una ricerca e ci salutammo come fosse un addio. Dopo due anni nacque Mia, io e tuo padre eravamo felici. Trascorso un mese dalla sua nascita ricevo una telefonata da Carla...
- Carla? E' questo il suo nome – la voce di Monica a malapena riesce a sentirsi mentre la madre annuisce – Carla al telefono era disperata, mi chiedeva di vederci. Non sapevo che pensare, andai all'incontro con mille interrogativi. Ci vedemmo dietro il bar Cuba, vicino alla stazione. Quando arrivai Carla mi venne incontro piangendo, era spaventata. Le dissi di calmarsi e di raccontare cosa le fosse successo. Salimmo sull'auto e cominciò a parlare
- Anna devi aiutarmi – mi disse tra le lacrime – Non abbiamo molto tempo. Tre anni fa, durante una vacanza, conobbi un uomo e me ne innamorai – Io fui sorpresa, le chiesi perché non si fosse mai confidata – Non potevo rivelare a nessuno la nostra relazione. E' un uomo molto potente nel suo paese, pensavo mi amasse ma dopo i primi due anni, vissuti con lui a Damasco, mi accorsi di quanto fosse pericoloso -
Safiye osserva.
- Mia, credevo che lo fosse -, pensa amaramente Luca. E invece appartiene ad una nazione, e il suo destino è nascosto in quelle date di nascita, sovrapposte anch'esse. Cerca di far ordine nelle spiegazioni sommarie dell'amico-rivale senza riuscirvi. Safiye, è davvero la sorella di Monica? Il padre di chi, è l'uomo che ha assunto Marco?
Si perde, fra le informazioni mancanti, e lascia che Marco lo spinga in strada, non appena riaggancia il telefono. Per la prima volta legge un senso di angoscia in quel viso altrimenti sempre baldanzoso, e Luca si sente tremare le gambe. E trema la voce di Marco, mentre istruisce il tassista turco, conscio della propria paura e del senso di fallimento. Fallimento, perché dopo anni passati a proteggerla, a tessere inganni e compiere azioni che non vuole ricordare, ha paura d'averla perduta: ora che sa di amarla davvero.
Non crede che sia al sicuro, come gli hanno assicurato; nessuno è al sicuro quando la sua vita è intessuta di menzogne.
La corsa in taxi termina davanti ad una piccola porta, in un vicolo stretto. Marco lancia il portafoglio a Luca:
-Paga tu - gli intima, e si precipita contro l'ingressino, scavalca un uomo semiassopito nella taverna, corre lungo il corridoio, giù nella piccola stanza dove lei... Ma non ci sono più.
La madre non ha nemmeno iniziato a raccontare, che già si affaccia l'uomo sporco che Monica aveva notato all'ingresso.
- Signora, ve ne dovete andare. Sanno che siete qui! -
Safiye afferra la cassetta e la madre, la mano di Monica, e via di nuovo, fuori dalla seconda porta della stanza, un vicolo, un sospiro senza fiato, parole gridate in una lingua ignota tra Safiye e quella donna, che Monica fatica a riconoscere come la tenera madre che l'ha cresciuta.
27) Marco capisce, qualcuno ha avvisato le donne e le sta aiutando a fuggire, inutile tentare l’inseguimento. Tornando da Luca riflette su cosa potrebbe dirgli? Troppo pericoloso raccontare la verità. Ma dove inizia la verità?
Anni prima a Damasco, Carla aveva conosciuto durante un corso di specializzazione Mashir, si erano sposati ed avevano avuto una figlia, Monica. La loro era stata una vita agiata, serena, fino al giorno in cui Carla era entrata casualmente in possesso di alcuni documenti comprovanti il coinvolgimento di Mashr in affari compromettenti.
La verità si sa fa male, cambia le cose, gli equilibri, comprese le persone, le costringe a guardarsi dentro. Improvvisamente, Carla non si sente più al sicuro, il suo è un rapporto costruito sulla menzogna, continuare a rimanere accanto ad un uomo che credeva diverso, come nulla fosse, significherebbe essere sua complice.
Carla fugge con Monica e i documenti, unica garanzia per l'incolumità di entrambe, e ripara negli Stati Uniti. Ma Mashir è un uomo potente, pericoloso, può arrivare ovunque. Decide allora, dolorosamente, di separarsi da Monica ed affidarla ad Anna, la sua migliore amica fin dai tempi dell'università.
Meglio raddoppiarla però quell'assicurazione. Carla, lungimirante, duplica i documenti e dà mandato ad un notaio di recapitare a Monica al compimento del diciottesimo anno di età, una busta con dentro una chiave, la condurrà ad una cassetta di sicurezza contenente i documenti che le consentiranno di risalire alla sue origini.
Monica però non la riceverà mai. Marco, ingaggiato affinché rintracci e sorvegli Monica da Mashir sicuro che Carla in futuro avrebbe cercato in qualche modo di contattare la figlia, intercetterà il plico.E tutto questo Luca è meglio non lo sappia.
28) Ormai erano sole. Libere finalmente, almeno per un attimo, da quel dover fuggire via. Chissà da cosa poi.
L’inconscio di Monica ormai era lasciato a se stesso. Continuava a scavare. A portare indietro il tempo e a sballottarlo in avanti alla ricerca.
Intanto Safiye e Anna ricominciarono a parlare in quella strana lingua. Musicale ma un po’ troppo sincopata.
- Avresti dovuto rinunciare. E’ troppo pericoloso. Siamo alla mercè di quei maledetti bastardi -
Safiye era un’onda in piena. Si sentiva derubata della propria serenità. Succube di giochi talmente assurdi che…
- Glielo dobbiamo! Mi dispiace vederti così ma non è possibile arrendersi. Mai avrei pensato che quel bastardo di Marco fosse in combutta con quell'agenzia di farabutti… Fermarsi ora sarebbe un suicidio. Abbiamo assoluto bisogno di aiuto. Dobbiamo tornare indietro. Andare da Luca e…-
- Luca! Hai detto Luca! Questo l’ho capito. Voi non potete continuare così. Voi dovete spiegarmi bene tutto! Cazzo! Sto impazzendo!-
Si guardarono e poi abbassarono lo sguardo. E poi come colte da un raptus cominciarono a danzare.
Fu un po’ come quando passi la mano su un vetro appannato. Piano piano cominci a scoprire che dietro era nascosta una versione del mondo che per un momento era rimasta inesplorata.
Quella era la danza che Monica avevano imparato a fare quando da bambina bisticciava, la danza che portava pace.
29) Monica si sveglia all'improvviso in un bagno di sudore. La serata passata al Turkish Cafè è stata più movimentata del previsto visto il sogno assurdo che ne è derivato. Rapimenti, complotti e quant'altro stavano già svanendo nella luce del mattino quando Luca entrò nella stanza.
- Buongiorno!
Il tono della voce di Luca era decisamente troppo alto per la sua testa dolorante e stranamente allegro.
- Io e Marco abbiamo incontrato i due fotografi, ci hanno detto di essere stati ingaggiati per un lavoro a Nuova Delhi che non potevano rifiutare quindi non li rivedremo ad Istanbul. Marco è molto dispiaciuto.
L'allegria fu subito spiegata dall'ultima affermazione. Il dispiacere dell'amico gli procurava una sorta di maligna felicità che non avrebbe dovuto provare, che però sparì in un istante quando vide il volto sollevato di Monica. Forse sarebbe stato meglio che Safiye fosse rimasta a distrarre Marco. Sul treno per Parigi i pensieri di Monica sobbalzavano al ritmo del treno e finivano nell'oscurità ogni volta che la carrozza entrava in una galleria. Luca si era appisolato al suo fianco mentre Marco, di fronte a lei, guardava fuori dal finestrino assorto nei suoi pensieri. Possibile che quell'aria cupa fosse a causa di Safiye?
Lo sguardo stranamente triste di Marco era una compagnia troppo scomoda per i pensieri di Monica, così decise di andare a lavarsi il viso nella vana speranza di spazzar via anche quella stretta al cuore che da settimane continuava a respingere come in un'interminabile partita a ping-pong.
Fuori dal bagno trova ad aspettarla Marco. Sorpresa non riesce a proferire parola così restano qualche istante a scrutarsi. Poi...
- Perché non mi ha detto che ti ha chiesto di sposarlo?
- Come lo sai?
- Luca.
- E' che...
- Cosa?
- Non l'ho detto praticamente a nessuno, insomma, devo ancora rispondergli.
- E cosa aspetti?
- Perché sei arrabbiato?
Il treno entra in una galleria e quando il buio svanisce, Marco e Monica sono stretti nel bacio che da anni aspettava di venire alla luce.
30) Lo sguardo di Monica era fisso e dovette farsi coraggio nel dire con voce determinata - Luca, non posso sposarti!
Pochi secondi di pausa, poi ripeté la frase. Alla fine sbuffò e si allontanò dallo specchio della sua camera d’albergo.
- E’ inutile, non ce la farò mai a dirglielo, e non sono neanche sicura di volerlo.
Era mattina presto e lei quasi non aveva chiuso occhio. Marco e Luca dormivano ancora e non aveva voglia di svegliarli. Aveva bisogno di stare un po’ da sola, di camminare all'aria aperta, di riflettere su quanto era successo la sera prima sul treno. Uscì dall'albergo che si trovava nel 20° Arrondissement, periferia di Parigi, e senza neanche accorgersene si ritrovò all'ingresso del cimitero del Père-Lachaise. Vi era una quiete a suo modo rassicurante, proprio ciò di cui sentiva il bisogno, iniziò a vagare tra le file di aceri e platani quando lesse per caso un epitaffio scritto su una lapide
30) Lo sguardo di Monica era fisso e dovette farsi coraggio nel dire con voce determinata - Luca, non posso sposarti!
Pochi secondi di pausa, poi ripeté la frase. Alla fine sbuffò e si allontanò dallo specchio della sua camera d’albergo.
- E’ inutile, non ce la farò mai a dirglielo, e non sono neanche sicura di volerlo.
Era mattina presto e lei quasi non aveva chiuso occhio. Marco e Luca dormivano ancora e non aveva voglia di svegliarli. Aveva bisogno di stare un po’ da sola, di camminare all'aria aperta, di riflettere su quanto era successo la sera prima sul treno. Uscì dall'albergo che si trovava nel 20° Arrondissement, periferia di Parigi, e senza neanche accorgersene si ritrovò all'ingresso del cimitero del Père-Lachaise. Vi era una quiete a suo modo rassicurante, proprio ciò di cui sentiva il bisogno, iniziò a vagare tra le file di aceri e platani quando lesse per caso un epitaffio scritto su una lapide
Un baiser, mais à tout prendre, qu'est-ce?
Un serment fait d'un peu plus près,
une promesse plus précise,
un aveu qui peut se confirmer,
un point rose qu'on met sur l'i du verbe aimer.
Non vi era scritto altro, né un nome, né una data, e non vi erano fiori o altri segni che potessero far pensare ad una tomba visitata da chicchessia. Riconobbe in quelle poche parole i versi del Cyrano de Bergerac e sorrise amaramente al pensiero di quanto si adattassero ai pensieri che le affollavano la mente. Si chiedeva se anche lei come Rossana, pur essendo follemente amata da due uomini, avrebbe atteso invano per anni la gioia di un amore pieno.
Due uomini si aspettavano da lei la reciprocità di sentimenti forti e lei avrebbe dovuto dare una risposta, ma alla fine, risoluta più che mai, decise… di non decidere! Sapeva bene che l’amore è un sentimento esclusivo, non divisibile e che impone delle scelte a volte drastiche. Sarebbe tornata in albergo, avrebbe convocato Marco e Luca e avrebbe mentito
- Non amo nessuno dei due. Continueremo il viaggio da amici. O torneremo a casa!
31) - Non amo nessuno dei due… non amo nessuno dei due… non amo nessuno dei due. - continuava a ripetersi Monica misurando i passi che la separavano dall'hotel.
Ma, più cercava di convincersi che quella fosse l’unica via d’uscita possibile per preservare l’amicizia tra Marco e Luca, e più si sentiva morire dentro.
Perché la verità, e questo Monica lo aveva capito soltanto ora, era che li amava entrambi.
In modi diversi, certo.
Ma la forza del sentimento che provava per ciascuno di loro era ugualmente forte.
E ora lei si sentiva ad un bivio, stretta nella morsa di una scelta che non voleva fare.
E certa di non riuscire a mentire.
In modi diversi, certo.
Ma la forza del sentimento che provava per ciascuno di loro era ugualmente forte.
E ora lei si sentiva ad un bivio, stretta nella morsa di una scelta che non voleva fare.
E certa di non riuscire a mentire.
Che fare?
Monica sapeva benissimo che non poteva evitare il confronto con loro.
Poteva, però, rimandarlo. Ancora un pochino.
Si ma come?
Il suo sguardo fu catturato dalla locandina di un film.
Monica sapeva benissimo che non poteva evitare il confronto con loro.
Poteva, però, rimandarlo. Ancora un pochino.
Si ma come?
Il suo sguardo fu catturato dalla locandina di un film.
On The Road.
- Si, forse può essere quella la risposta ai miei problemi - pensò.
Si piazzò in mezzo alla strada ed iniziò a fermare tutte le macchine che passavano.
Fino a che non trovò quello che stava cercando.
Salì sull'auto nera e si fece accompagnare fino all'albergo.
- E’ questione di pochi minuti - assicurò Monica al guidatore.
Si avviò a grandi passi verso l’albergo.
Si fermò alla reception, chiese un foglio e una penna e scrisse in fretta:
Si piazzò in mezzo alla strada ed iniziò a fermare tutte le macchine che passavano.
Fino a che non trovò quello che stava cercando.
Salì sull'auto nera e si fece accompagnare fino all'albergo.
- E’ questione di pochi minuti - assicurò Monica al guidatore.
Si avviò a grandi passi verso l’albergo.
Si fermò alla reception, chiese un foglio e una penna e scrisse in fretta:
"Ho deciso di proseguire una parte del viaggio da sola. Ho bisogno di chiarirmi le idee. Farò l’autostop fino a raggiungere Francoforte. Aspettatemi li…e cercate di non odiarmi.
Monica”.
Monica”.
Piegò il foglio con attenzione e lo restituì alla receptionist pregandola di consegnarlo ai suoi amici.
E poi usci dall'hotel. Senza valigia. Senza pesi. Libera.
Con tutto il tempo necessario per decidere cosa fare della sua vita.
32)Risalì sull'auto nera che l'aspettava e allo sguardo interrogativo del guidatore, che aspettava di vederla almeno con una valigia, rispose con un gran sorriso - adesso le racconto tutto - disse.
E poi usci dall'hotel. Senza valigia. Senza pesi. Libera.
Con tutto il tempo necessario per decidere cosa fare della sua vita.
32)Risalì sull'auto nera che l'aspettava e allo sguardo interrogativo del guidatore, che aspettava di vederla almeno con una valigia, rispose con un gran sorriso - adesso le racconto tutto - disse.
In realtà non gli raccontò un bel niente di quello che era successo in quei giorni, si inventò in gran fretta una sorta di confessione quasi banale, ma credibile, che tranquillizzasse il suo accompagnatore fino a che raggiunsero Reims dove Monica lo salutò e si diresse subito al locale ufficio informazioni per cercare una camera dove trascorrere la notte.
Il piccolo hotel che trovò non era niente male e la proprietaria le consigliò, dato che era ancora presto,
di visitare almeno una delle aziende produttrici di Champagne - perché no? - pensò Monica durante una lunga doccia - Le bollicine mi aiuteranno a chiarire le idee -
Il percorso di visita presso la Maison de Champagne fu davvero interessante ed ebbe la fortuna di essere inserita in un piccolo gruppo di aspiranti sommellier che la travolsero con la passione e, dato che sembrava un gattino smarrito, la adottarono invitandola a proseguire la serata con loro. O meglio, Henri la adottò a nome del gruppo e le proposte di seguirli anche il giorno dopo nella visita delle altre Maison che avevano in programma.
Sfinita dall'insistenza, seppur garbata, di Henri, Monica promise di incontrarli alle dieci la mattina dopo all'ufficio informazioni, ma già mentre saliva le scale per raggiungere la sua camera cominciava a pentirsi e ad aggiungere nuovi dubbi ai vecchi: doveva pensare a cosa fare della sua vita e già permetteva a un estraneo di cambiarle le carte in tavola? E se, sotto sotto, era proprio ciò che voleva? Ci avrebbe dormito su.
33)Le lenzuola fresche di lino sembravano accarezzarle anche i pensieri. Si sentiva confusa. Sola. Spaventata. L’effetto inebriante delle bollicine era ormai quasi sparito del tutto. Le restava solo un leggero mal di testa e la sensazione di essere, ancora una volta, nel posto sbagliato. Devo dormire, si disse. Ma il vortice di emozioni non le lasciava scampo.
Improvvisamente, guardò il cellulare spento, abbandonato sul comodino di legno chiaro. Non l’aveva più acceso da quando aveva lasciato la sicurezza ovattata dell’albergo di 20° Arrondissement. Aveva una voglia matta di vedere quel display illuminarsi, dare un segno di vita, la prova che i due uomini della sua vita non riuscissero a sopportare la sua assenza. Tutto stava di nuovo tornando a galla. Impetuosamente. Una lama di ghiaccio che penetrava lentamente. Una sofferenza obbligata, perché sentiva sulle sue spalle fragili il peso del fallimento. Il fallimento di non saper amare. Perché amare, a volte, significa saper scegliere. Saper lasciare andare.
- Devo azzerarmi. Devo permettere al mio cuore di condurmi dove egli vuole -.
La mano, allora, corse veloce, senza esitazioni. Un leggero movimento delle dita e il display, finalmente, si illuminò. Trenta chiamate. E venticinque messaggi. Cominciò a leggere, partendo dal più vecchio. Luca. Marco. Marco. Ancora Marco. E poi Luca. Di nuovo Luca. E così fino al venticinquesimo. Che non era di nessuno dei due. Il sollievo di sapere che la stavano disperatamente cercando fu annientato, in un secondo, dal nome del mittente di quell'ultimo messaggio. Monica sentì i muscoli irrigidirsi. E poi tremare. Senza saperne bene il motivo. Strinse forte il telefono tra le mani. Poi, come un automa, cliccò sul tasto -Apri- e le lettere presero posto, una dietro l’altra, in una sequenza drammatica:
- Sono io. Hanno avuto un incidente. Avresti dovuto saperlo. Luca è morto. Vieni immediatamente. Hôpital Tenon -.
Il mondo si spense. Tutto si spense. Quando si risvegliò, ricordò solo di essere crollata sul letto, il corpo scosso dai singhiozzi che la squassavano ancora, chiedendo una liberazione che solo la morte può dare. Un’altra morte?
34)Monica non sa per quanto tempo è rimasta lì sul letto. Alla fine, con un gran senso di colpa, c'è solo una domanda nella sua testa e una sensazione nel cuore: cosa fare? Perché è stata così egoista di andarsene via senza spiegare niente a loro due? E' quasi sicura che la morte di Luca sia il risultato delle sue azioni. Ma comunque, cosa fare? Di sicuro non poteva contattare Fabio, il mittente del messaggio, il padre di Luca, o meglio non voleva. Questo era il primo contatto dopo sei mesi di silenzio. Appena comparso il suo nome sullo schermo era tornata la paura. Monica e Fabio avevano avuto una storia segreta, alla fine diventata squallida e violenta. Monica decise di troncare quel rapporto insano e Fabio minacciò Monica e la minaccia dopo poco tempo si trasformò in violenza fisica. Una volta chiusa per sempre quella brutta pagina, Monica ha dovuto cambiare i numeri di telefono, cambiare i movimenti e arrivò quasi a cambiare casa. Solo la minaccia di una denuncia e la rivelazione alla moglie e ai figli portarono Fabio a lasciarla in pace. Ma ora, cosa fare? Lì in quel momento Monica prende una decisione. Basta. Deve prendere controllo della sua vita, basta evitare le decisioni importanti, scappare dalle responsabilità, basta essere bambina e subire. Alza il telefono e chiede al reception con una voce decisa - Voglio un taxi, subito -
33)Le lenzuola fresche di lino sembravano accarezzarle anche i pensieri. Si sentiva confusa. Sola. Spaventata. L’effetto inebriante delle bollicine era ormai quasi sparito del tutto. Le restava solo un leggero mal di testa e la sensazione di essere, ancora una volta, nel posto sbagliato. Devo dormire, si disse. Ma il vortice di emozioni non le lasciava scampo.
Improvvisamente, guardò il cellulare spento, abbandonato sul comodino di legno chiaro. Non l’aveva più acceso da quando aveva lasciato la sicurezza ovattata dell’albergo di 20° Arrondissement. Aveva una voglia matta di vedere quel display illuminarsi, dare un segno di vita, la prova che i due uomini della sua vita non riuscissero a sopportare la sua assenza. Tutto stava di nuovo tornando a galla. Impetuosamente. Una lama di ghiaccio che penetrava lentamente. Una sofferenza obbligata, perché sentiva sulle sue spalle fragili il peso del fallimento. Il fallimento di non saper amare. Perché amare, a volte, significa saper scegliere. Saper lasciare andare.
- Devo azzerarmi. Devo permettere al mio cuore di condurmi dove egli vuole -.
La mano, allora, corse veloce, senza esitazioni. Un leggero movimento delle dita e il display, finalmente, si illuminò. Trenta chiamate. E venticinque messaggi. Cominciò a leggere, partendo dal più vecchio. Luca. Marco. Marco. Ancora Marco. E poi Luca. Di nuovo Luca. E così fino al venticinquesimo. Che non era di nessuno dei due. Il sollievo di sapere che la stavano disperatamente cercando fu annientato, in un secondo, dal nome del mittente di quell'ultimo messaggio. Monica sentì i muscoli irrigidirsi. E poi tremare. Senza saperne bene il motivo. Strinse forte il telefono tra le mani. Poi, come un automa, cliccò sul tasto -Apri- e le lettere presero posto, una dietro l’altra, in una sequenza drammatica:
- Sono io. Hanno avuto un incidente. Avresti dovuto saperlo. Luca è morto. Vieni immediatamente. Hôpital Tenon -.
Il mondo si spense. Tutto si spense. Quando si risvegliò, ricordò solo di essere crollata sul letto, il corpo scosso dai singhiozzi che la squassavano ancora, chiedendo una liberazione che solo la morte può dare. Un’altra morte?
34)Monica non sa per quanto tempo è rimasta lì sul letto. Alla fine, con un gran senso di colpa, c'è solo una domanda nella sua testa e una sensazione nel cuore: cosa fare? Perché è stata così egoista di andarsene via senza spiegare niente a loro due? E' quasi sicura che la morte di Luca sia il risultato delle sue azioni. Ma comunque, cosa fare? Di sicuro non poteva contattare Fabio, il mittente del messaggio, il padre di Luca, o meglio non voleva. Questo era il primo contatto dopo sei mesi di silenzio. Appena comparso il suo nome sullo schermo era tornata la paura. Monica e Fabio avevano avuto una storia segreta, alla fine diventata squallida e violenta. Monica decise di troncare quel rapporto insano e Fabio minacciò Monica e la minaccia dopo poco tempo si trasformò in violenza fisica. Una volta chiusa per sempre quella brutta pagina, Monica ha dovuto cambiare i numeri di telefono, cambiare i movimenti e arrivò quasi a cambiare casa. Solo la minaccia di una denuncia e la rivelazione alla moglie e ai figli portarono Fabio a lasciarla in pace. Ma ora, cosa fare? Lì in quel momento Monica prende una decisione. Basta. Deve prendere controllo della sua vita, basta evitare le decisioni importanti, scappare dalle responsabilità, basta essere bambina e subire. Alza il telefono e chiede al reception con una voce decisa - Voglio un taxi, subito -
Avendo poche cose con se, le bastano circa quindici minuti per essere di nuovo in viaggio, andando ad affrontare il suo passato, presente e futuro. Anche se il passato e i segreti da svelare cambieranno il suo presente e il suo futuro.
35) Quella corsa in taxi le sembrò infinita. Durante il tragitto cercò di rimettere insieme i pensieri che la stavano facendo impazzire. Luca non c’era più. Solo a pensarlo si sentiva mancare il terreno sotto ai piedi.
Trovò il coraggio di rileggere uno per uno tutti i messaggi di quel maledetto giorno, mentre il senso di colpa la assaliva e le lacrime iniziavano a scendere rotolando giù pesanti. Come poteva, il suo cuore spezzato, battere così forte? C’era qualcosa però che non le tornava. Un piccolo dubbio, una specie di presentimento si insinuò nella confusione dei suoi pensieri.
L’ultimo messaggio di Luca era stato inviato poco dopo le 4 di notte. Marco aveva provato a chiamarla pochi minuti prima. Fabio le aveva scritto alle 4:30. Come aveva fatto a sapere dell’incidente così presto?
Mentre scendeva dall'auto cercò di calmarsi, e dopo un bel respiro compose il numero di Marco.
- Pronto?
Il suono della sua voce le fece salire un nodo alla gola. Voleva parlare, dire qualcosa, ma non ci riusciva.
- Monica? Dove sei?
La disperazione nella sua voce la fece stare ancora peggio.
Con un filo di voce riuscì a dire solo - Sto partendo
A quelle parole Marco le rovesciò addosso tutta la rabbia, la frustrazione e la disperazione che aveva dentro. Come poteva andarsene dopo quello che era successo?
- Ho bisogno di vederti, non posso lasciarti andare. Ti prego, permettimi di starti vicino, ne ho bisogno anch'io. Possibile che tu non voglia sapere com'è andata?
Era proprio quello che la spaventava. Cosa c’entrava Fabio con l’incidente? Possibile che il passato dovesse tornare sempre a tormentarla?
Marco aveva ragione, dovevano parlare. Sapere tutto quanto non l’avrebbe liberata dal pesante senso di colpa, ma almeno l’avrebbe aiutata a capire.
- Sono davanti alla Gare Saint Lazare, ti aspetto.
Doveva fare davvero in fretta, o sarebbe finita col salire su quel treno. Qualcosa le diceva che doveva partire immediatamente, ma Marco non l’avrebbe mai perdonata.
L’avrebbe deluso un’altra volta.
36) Nonostante la stazione brulicasse di gente, non fecero fatica a trovarsi subito. C’era un irresistibile magnetismo tra di loro che guidava i loro corpi contro ogni pensiero razionale. Quando lo vide sbucare tra la gente, con un braccio ingessato e un profondo taglio sotto l’occhio, Monica capì di aver rischiato di perdere anche lui e sentì di non voler più rinunciare a Marco. Un lungo abbraccio, bagnato da un singhiozzare silenzioso, suggellò quel patto. Basta scappare, basta bugie: se fossero stati tutti più sinceri, forse ora Luca sarebbe lì con loro. Mentre erano ancora stretti l’uno all'altra, Marco le sussurrò:
- Ho seguito Chiara Marconi per settimane prima di quella notte e quando l’ho vista entrare dalla porta di servizio dell’hotel ho capito che c’era qualcosa di grosso, in ballo. Lei lo ricattava, e lo ricattava da chissà quanto tempo… ma tu sai che con lui non puoi giocare senza farti male…-
Monica si irrigidì. Lui? Marco riprese:
- Chiara ha tirato troppo la corda e Fabio l’ha messa a tacere con quella storia di droga. Non ho scritto io quel pezzo, devi credermi. Se me l’avessero permesso, sarei andato fino in fondo. Avrei svelato il segreto che Fabio si ostina a nascondere a qualunque costo! -
Monica lo guardò, interrogativa.
-Sì, so tutto. Chiara mi ha dato le foto e i documenti prima di suicidarsi… E ora dobbiamo andarcene. L’incidente…-
Monica ricacciò a fatica le lacrime ma la voce si incrinò.
- Vorrei vederlo… So che è all’Hopital Tenon…-
Le mise un dito sotto al mento e le sollevò il viso.
- No, amore mio. Fabio è qui. L’incidente l’ha provocato lui. Credeva che fossi io alla guida. Siamo in pericolo! -
Monica sbarrò gli occhi.
- Ha… ha ucciso suo figlio?-
-Non volontariamente ma è quello che è successo. Forse lo aveva addirittura messo in conto.-
-Frequentando Fabio, Chiara era finita in un giro più grande di lei. I soldi che le arrivavano non le permettevano di trovare il coraggio per mollare tutto. E poi non si può uscire da certi ambienti, finché rimani dentro sono sicuri che non parlerai ma da fuori sei un pericolo troppo grosso per loro.- cercò di spiegare Marco.
-Cosa sapeva Chiara di così compromettente?- chiese Monica.
-Era finita in un giro di droga e di ragazze facili da procurare all'occorrenza per personaggi a livello molto molto alti, insospettabili. A qualcuno non bastava più e le richieste erano diventate sempre più spinte. Fino ad arrivare alla morte di una ragazzina a causa di un malore per droga. Chiara conosceva il nome della bambina e di tutte le persone coinvolte, luoghi e orari. Non si risolvono certe cose con la semplice richiesta di perdono per aver sbagliato.-
Monica non riusciva a credere a quello che stava sentendo. Marco sembrava sincero.
-Forse sto riuscendo a costruirmi una mia assicurazione sulla vita. Ho lasciato un documento con tutte le prove a un avvocato che dovrà recapitarlo alla polizia in caso che io scompaia. Ma non mi sento ancora tranquillo. Certe persone hanno contatti ovunque. Il mio avvocato potrebbe essere un loro amico. O addirittura il capo della polizia potrebbe voler mettere tutto a tacere.-
Marco era un fiume in piena. Aveva bisogno di parlare.
-Ho pensato a un sistema più intelligente, ma ancora non sono riuscito a metterlo in piedi. Voglio predisporre decine di mail alle principali testate giornalistiche, ai telegiornali e ai siti di informazione con data di invio prestabilita. Ogni mese potrò posticiparle a mio piacimento. Se mi faranno fuori, le mail partiranno e tra tutti quei destinatari qualcuno di pulito, o che vuole fare un bello scoop di sarà.- concluse soddisfatto.
-Scusate, posso avere un’informazione sui treni?-
I due si voltarono. Era Fabio.
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Ottima idea aprire una pagina dedicata al racconto! Bene, sono proprio curiosa di sapere cosa ne verrà fuori.
RispondiEliminaSono curiosa anch'io di vedere il continuo di questo viaggio. Ciao cara.
RispondiEliminaMa che bello Tiziana, è davvero esaltante!!
EliminaSi aggiungono personaggi, e si lascia sempre un varco aperto. Chissà dove andremo di questo passo :)
RispondiEliminaé davvero una splendida idea e gli scrittori sono stati davvero in gamba...non è una cosa semplice eppure tutti finora hanno saputo dare colore alla storia!
RispondiEliminagrazie se consideri che è tutto improvvisato devo proprio fare i miei complimenti ai nostri autori. Grazie, se vuoi partecipare sei ancora in tempo. Un saluto.
EliminaSempre più avvincente! che bella questa fantasia condivisa.
RispondiEliminaGià Lila, sempre di più.
EliminaWow... che brividi!!! Appena tornata dalla Scozia e già mi sembra di essere catapultata in un nuovo, avvincente viaggio. Grazie a questa bella iniziativa!! Non vedo l'ora di leggere il prossimo pezzo :)
RispondiEliminaMa ciao Valentina, bentornata.
EliminaChe bella iniziativa Tiziana...e l'ho scoperta solo adesso. Vi seguirò...
RispondiEliminaOlga se ti vuoi aggiungere sei ancora in tempo.
EliminaLo ammetto, sono mancata per un poco...ma mi sono messa in pari. Bello bello bello!
RispondiEliminacomplimenti a tutti, e sopratutto all'ideatrice del progetto! Grazie Tiziana :)
Ciao Lila ti ringrazio. Ringrazio io voi per la vostra disponibilità. Hai visto a che punto siamo arrivati? Povera Monica non si riesce a salvarla, povera!
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